Fotovoltaico con accumulo: cos’è e quale sarà il suo mercato 

Con un occhio sempre attento alle energie alternative, vuoi per risparmiare o per migliorare l’ambiente in cui viviamo, o meglio per entrambe le situazioni, abbiamo tutti voglia di un riavvicinamento alla natura, al green, in ogni ambito del nostro quotidiano. Proviamo, in quest’ottica, ad analizzare uno dei sistemi di energia alternativa più in uso, l’impianto fotovoltaico e, nella fattispecie, quello cosiddetto “con accumulo”.

Questa tipologia è una vera e propria novità nel campo della produzione dell’energia elettrica alternativa: in poche parole, un impianto fotovoltaico standard produce energia elettrica che non viene usata interamente per un’abitazione, nel senso che quella non utilizzata durante la giornata viene poi mandata alle rete elettrica durante le ore di irraggiamento, cioè il trasporto di energia sotto forma di calore tramite onde elettromagnetiche: è, questo, il processo denominato “scambio sul posto”. Quello che succede spesso, però, è che i maggiori consumi di energia elettrica si hanno durante le ore notturne, cioè quando non c’è irraggiamento solare.

Per questa ragione sono nati gli impianti fotovoltaici con batteria per l’accumulo dell’energia elettrica, che riescono a sfruttare la corrente prodotta durante il giorno, collegando l’impianto fotovoltaico ad una batteria capace di accumulare la corrente da utilizzare proprio quando non c’è la luce del sole.

Dall’esterno, non ci sono differenze fra le due tipologie di fotovoltaico, ed è buono sapere che le batterie per l’accumulo possono essere montate anche dopo molto tempo rispetto all’installazione dei pannelli. Ovviamente, però, sarà importante calcolare uno spazio in un locale, da adibire al contenimento delle batterie, e permettere quindi l’impianto d’accumulazione.

Negli anni scorsi, l’impianto fotovoltaico con accumulo non era permesso, e l’unica opzione che si poteva scegliere era quella di installare un impianto caratterizzato dallo scambio sul posto: attualmente, invece, per merito soprattutto del progresso tecnologico delle batterie, che sono sempre più efficienti ed economiche, si può optare per questa scelta, che conviene anche dal punto di vista dei costi, poiché si riesce a coprire addirittura l’80% del fabbisogno energetico giornaliero.

Si stima che in quest’ottica, l’Asia Pacifico e l’Europa occidentale domineranno il mercato entro la fine del 2026, con ricavi e capacità installata molto elevati: per il futuro imminente, infatti, sono attesi traguardi in salita in tal senso, certificati anche dalla Società d’analisi Navigant Research che ha monitorato i calcoli a partire dai dati attuali, dichiarando proprio che in meno di dieci anni il segmento del fotovoltaico con accumulo avrà un incremento notevolissimo, calcolando un valore di mercato di oltre 49 miliardi di dollari e una capacità istallata di 27,4 GW appunto entro il 2026.

“Il fotovoltaico distribuito è una parte sempre più importante nei pacchetti di diversificazione energetica sia per clienti domestici che per quelli commerciali – così illustra nel suo monitoraggio Navigant, aggiungendo che “presto, il valore del solare stand-alone sarà discutibile senza l’aggiunta di sistemi d’accumulo, soprattutto per quelle regioni remote e senza accesso alla rete”.

Tale successo è dovuto ad un insieme di fattori tecnici, economici e normativi importanti, in grado di diffondere su ampio raggio l’impianto con accumulo: tra gli altri, la possibilità di creare centrali elettriche virtuali, dove un numero elevato di batterie lavorano su network capaci di fornire capillarità di rete; la riduzione dei costi degli impianti cosiddetti di energy storage, in grado di offrire sempre maggiore competitività e i benefici che derivano dall’abbinamento solare con stoccaggio in contrapposizione al fotovoltaico stand alone.

E’ proprio il caso di dire, quindi, che “il futuro è già qui”!

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